L'Amico del Popolo digitale

GIORNALE FONDATONEL 1909 E FONDATO NEL 1909 I

DA 100 ANNI IL TUOAMICO a 1 5 anni il tuo amico

www.amicodelpopolo.it - redazione amico del popolo.it Poste ItalianeS.p.A. -Spedizione inabbonamentopostale -D.L.353/2003 (conv. inL.27/02/2004n.46)art.1comma1,CSSBL -Tassapagata/Taxeperc¸ue . i l l .it - r azi e@amicodel l .it Poste Itali neS.p A. -Spedizione inab ona entopostale - . . 3 (conv. inL.27/02/20 4n.4 )art. - ta/Taxeperçue

Anno CIII - N. 11 - 6 marzo 2011 n o CV - N. 1 - 2 gennaio 2014

Una copia 1 - ccp 11622321 Una copia € 1,20

camera di commercio Un quadro cupo dell’economia A pagina 2

informatica Prodotto bellunese sul mercato mondiale A pagina 3

almanacco In 12 pagine la storia del 2013 Alle pagine 19-30

cultura L’adorazione dei Magi di San Nicolò A pagina 43

Riflettendo sui danni della nevicata del 26 non dovrà più succedere

La nevicata del 26 dicembre ha provocato un prolungato black out elettrico con gravi conseguenze Cadore, Agordino, Zoldo: tanti disagi e danni In varie località l’energia elettrica è mancata per più di tre giorni di seguito

Non dovrà più succedere. La considerazione è sponta- nea, ma anche molto determi- nata, visto quanto è capitato alla parte alta della provincia di Belluno per la nevicata del 26 dicembre. In futuro non dovrà più succedere e, per l’immediato, dovranno esse- re accertate con chiarezza le ragioni e le responsabilità di quanto è avvenuto e dovranno essere ripagati i danni subiti. Ma perché non succeda più sarà necessario rimuovere le cause che hanno provoca- to l’interruzione delle vie di comunicazione e il black out elettrico. Per esempio andrà curata con maggiore attenzio- ne e sollecitudine la pulizia dei margini delle strade e il taglio delle piante a ridosso delle linee elettriche, valu- tando anche la necessità di metterle maggiormente in sicurezza. Terna, la società che si occupa dell’alta tensio- ne, ha precisato che le piante cadute, che hanno provocato le interruzioni, «erano note- volmente esterne alla fascia asservita ai conduttori». Ma se le piante sono alte molto di più di quella che è la zona di rispetto fissata per legge è evidente che la possibilità di danni alle linee elettriche è più che concreta. Sempre Ter- na ha fatto sapere che un’al- tra ragione dei guasti è stata la pesantezza della neve che non è stata sopportata dagli elettrodotti. Ma c’è anche da dire che la stessa Terna ha ri- conosciuto la necessità che gli impianti vengano ammoder- nati. Per questo ha detto di avere già a disposizione 150 milioni per il Bellunese e di essere pronta a intervenire, facendo però capire che c’è la necessità che ci sia collabora- zione a livello locale per con- dividere i progetti e che non ci siano opposizioni e ritardi come è stato in passato. La disponibilità di Terna va certamente concretizzata, e in fretta, per garantire al Bellunese un migliore ap- provvigionamento energetico, ma senza che ciò voglia dire cedere a una sorta di ricatto (cioè: i soldi ci sono e subito, ma a patto che si faccia come vogliamo noi). Gli impianti vanno ammodernati perché si tratta di una necessità vitale per il Bellunese, ma è altret- tanto importante che ciò sia fatto nel modo migliore per il territorio, anche da un punto di vista di impatto ambienta- le, con il consenso degli enti che lo rappresentano. Le difficoltà causate dall’ul- tima nevicata hanno anche

Cosa c’è di più normale in montagna di una nevicata di qualche decina di centimentri a fine dicembre? Non andate a chiederlo a chi vive in Cado- re, in Agordino o in Zoldo per- ché dal 26 dicembre, proprio a causa di una nevicata di qualche decina di centimetri, la parte alta della provincia di Belluno ha vissuto giorni di grande difficoltà e disagio. I primi a manifestarsi sono sta- ti i problemi alla circolazione, particolarmente intensa nella giornata successiva al Natale, resa impossibile in più punti dalle piante schiantate dal- la neve e cadute sulle strade (e anche sulla ferrovia tanto che pure la tratta Belluno- Calalzo è rimasta a lungo interrotta). Contemporanea- mente in quasi tutti i Comuni dell’area è mancata la luce a causa dei danni provocati alle linee elettriche dal peso della neve e dalla caduta degli al- beri. E con la luce è venuto a mancare tutto ciò che ha bisogno di energia elettrica per funzionare (da tanti tipi di riscaldamento, a svariati dispositivi delle case e delle aziende, come i congelatori o gli erogatori di benzina, solo per fare due esempi). E poi ci sono stati problemi alle co- municazioni perché non sono più stati utilizzabili nemmeno i cellulari una volta scarica- tisi. Per un giorno e mezzo a Cortina, per due o tre giorni in tante altre località (e in alcune anche di più) i disa- gi sono stati fortissimi con il coinvolgimento di quasi 60mi- la persone, senza contare i turisti che in questo periodo affollano le nostre Dolomiti. Una situazione di grande di- sagio, resa più pesante dalla difficoltà incontrata dai tec- nici nelle riparazioni (per il maltempo, ma anche per la quantità dei danni e per la difficoltà di raggiungere i luoghi di intervento) e nel ga- rantire nel frattempo la pre- senza di generatori che soppe- rissero all’interruzione delle linee elettriche. Per la parte alta della provincia sono sta- te giornate dure, che oltre ai disagi hanno provocato dan- ni consistenti (sia d’immagine che di natura economica) e che sono stati accompagnati pure da tanta rabbia, tante pro- teste e rivendicazioni, anche per essere stati lasciati soli e per non essere stati sostenuti da un’adeguata informazione da parte dell’Anas, dei gestori delle linee elettriche e degli enti territoriali di coordina- mento. Altri servizi nelle cronache

messo in evidenza una ge- nerale carenza del Bellunese nell’avere soluzioni di riserva. E’ venuta meno la fornitura di energia elettrica, ma qua- si nessuno era dotato di gene- ratori elettrici e chi li aveva magari non si era dotato del- le riserve di gasolio per farli funzionare (e ha fatto anche fatica a recuperare il gasolio perché i distributori erano bloccati). Una prima misura concreta per “ripagare” i Comuni inte- ressati per quanto è capitato è di sicuro quella di dotarli dei generatori necessari a fron- teggiare altre possibili emer- genze. Una dotazione che dovrebbe essere inquadrata come misura “normale” per una zona di montagna come la nostra, viste le conseguen- ze che una nevicata “normale” può provocare. Una dotazione che i Bellunesi possono pre- tendere tanto di più perché cittadini di un territorio che da decenni e decenni vede i suoi corsi d’acqua sfruttati per la produzione di energia elettrica e, tra l’altro, ha appe- na concluso l’anno in cui è sta- to ricordato il cinquantesimo anniversario della tragedia del Vajont. Il Bellunese ha già dato molto e continua a dare per la produzione di energia elettri- ca. è doveroso che anche rice- va il giusto in contraccambio e che sia messo in condizione di “funzionare” al meglio come sistema montagna, secondo le sue esigenze specifiche e particolari. Perché, un fatto come il black out elettrico che si è verificato, provoca conse- guenze su tutto l’insieme del sistema montagna. Non solo sulle famiglie che restano al freddo e al buio, ma anche sugli alberghi, che vedono scappare i turisti, sugli im- pianti a fune, impossibilitati ad accogliere gli sciatori, sul commercio e sulle altre atti- vità economiche in genere, sull’immagine stessa del ter- ritorio (non è infondata a que- sto proposito la preoccupazio- ne di Cortina circa i riflessi che ci potranno essere sulla sua candidatura ai Mondiali di sci del 2019). Ben si com- prende allora perché venga anche avanzata la richiesta, in un caso come questo, del riconoscimento dello stato di calamità naturale. Infine, una nota e un plau- so a tutti coloro (semplici cit- tadini, tecnici, amministrato- ri...) che in questa emergenza hanno fatto di tutto e di più per alleviare i problemi di chi era nel disagio.

LASTE - Tecnici al lavoro per rimettere in funzione le linee elettriche.

Da

telescopio Nella strage romana di Via Rasella morirono vari soldati tedeschi e la rappresaglia eseguita al- le Fosse Ardeatine seguì la legge di guerra, dieci a uno. Recentemente morì il colonnello Erich Priebke, che aveva comandato la strage e che sparò perso- nalmente a qualcuno dei condannati. Una signora poco dopo disse alla radio che Priebke sarebbe potuto essere sepolto accanto al- le sue vittime. Parve una provocazione, un oltraggio al dolore innocente, una scossa inaccettabile al buon senso. Ma avrà rice- vuto, il colonnello assassi- no, influssi delittuosi dalla cultura nazista o dall’edu- cazione familiare? Forse ci aveva già pensato san Paolo, che nella Prima ai Corinti aveva scritto: «Non vogliate giudicare nulla fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in lu- ce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori!» (4,5). Nell’aldilà agli assassini e alle vitti- me san Paolo in persona ha avuto l’occasione di offrire spiegazioni illuminanti sul difficile argomento. Galileo giorni attendiamo la Specificità 7 2 3

Un traliccio incurvato. (Foto Zanfron)

Chiaro il messaggio del black out Norme e risorse particolari per il governo della montagna Il black out elettrico e tutte le conseguenze che ne sono derivate indicano con chiarezza che la montagna ha bisogno di norme specifiche e di risorse particolari per governare il suo territorio. Norme specifiche perché le esigenze e i problemi delle linee elettriche in montagna (ma anche delle strade, dei corsi d’acqua, dei boschi...) sono diversi rispetto a quelli della pianura. Risorse particolari perché intervenire in montagna è normal- mente più difficoltoso e più costoso, ci vogliono mezzi adeguati e conoscenze specifiche. Anche il black out elettrico indica con chiarezza che la montagna deve poter essere governata da chi la conosce bene, da chi la vive e la sa curare. La montagna ha bisogno di potersi autogovernare, un bisogno emerso tanto più urgente- mente in questa occasione in cui s’è sentita chiara- mente anche la mancanza dell’azione della Provincia che, commissariata da più di due anni, non ha saputo garantire la necessaria azione di coordinamento e sup- porto. C’è bisogno di una Provincia che sia espressione del territorio e che sia dotata di tutte le competenze e le risorse che servono alla montagna. A quasi due anni dall’approvazione del nuovo statuto regionale Venezia non può più avere scuse: la specificità della provincia di Belluno va attuata e va attuata subito.

Made with FlippingBook - professional solution for displaying marketing and sales documents online