myTESCOMA 2/2018

E ro una dirigente di una società di digital media, il che già di per sé mi assorbiva parecchio, in più portavo avanti un paio di progetti perso- nali e una start-up, crescevo una figlia di 8 anni e cercavo anche di dedicarmi a mio marito! Il risultato? Una perenne insoddisfazione e il bisogno di trovare sempre obiettivi nuovi, nell’assurda convinzione che quelli su cui lavoravo non bastassero ad appagarmi. Sempre di corsa, sempre sotto stress, rischiando di implodere... ed è proprio quello che successe. Decisi di prendermi una pausa, di dedicarmi a me stessa, alla mia famiglia e alla mia personalissima ricerca della felicità . Passando attraverso la pratica di discipline orientali, yoga, meditazione, un viag- gio che ha rivoluzionato i miei ritmi e il mio modo di pensare, ho capito che la felicità non è semplicemente una condizione o uno stato d’animo, e che non può venire da fuori, dalle persone che ci circondano, dalle relazioni o dai successi lavorativi: è piuttosto un’abilità che può essere imparata, sviluppata ed allenata e se è autentica, viene da dentro di noi. La vera felicità insomma è... essere felici senza una particolare ragione! Ci è voluto del tempo e del vero e proprio alle- namento per capirlo, ma ora che posso dire di avercela fatta, mi piacerebbe che anche altre persone riuscissero a scoprirlo come ho fatto io. Come ho iniziato Da buona “drogata di lavoro”, mi sono dovuta costringere ad un cambiamento graduale: era necessario e così, dopo una pausa, sono tornata alla scrivania con un atteggiamento diverso, imponendomi di sfoltire gli impegni, di delegare, sce- gliere gli obiettivi più importanti sui quali lavorare e mettere da parte quelli che erano diventati “zavorre”.

Strada facendo si impara a vi- vere meglio con gli altri e più sereni con se stessi. Se potessi incontrare la versione più gio- vane di me e darle qualche consiglio, ecco un piccolo va- demecum che le regalerei: PUOI CAMBIARE soltanto te POCHI CONSIGLI UTILI Happy tips: stessa, non gli altri. Non le persone, né le relazioni. Se vuoi vedere un cam- biamento, fai in modo che parta da te. NON CONSERVARE il servizio di piatti buono, il vestito più elegante, le scar- pe più belle, per le occasioni speciali: ogni giorno che vivi è un’occasione speciale, quindi goditi le cose belle! VIVI. QUI. ORA. Non privarti delle emo- zioni che potresti vivere oggi ostinan- doti a rimanere ancorata al passato o con la fretta di proiettarti nel futuro. USA LE MANI tutte le volte che puoi: cucina, dipingi, fai giardinaggio, suo- na uno strumento. È il modo migliore per staccare la spina. VIAGGIA quanto più possibile, da sola o in compagnia: è forse l’unico tipo di felicità che il denaro può comperare. TANTE COSE hanno un sapore migliore se le togli dalla confezione: il tonno, il latte, il gelato... trattati bene, servile su un bel piatto anche quando sei sola. SII GENTILE con gli altri senza aspet- tarti nulla in cambio. ROMPI LE REGOLE ogni volta che puoi: prova a fare cose che normal- mente non ti attirano, assaggia cibi speziati anche se non li ami, indossa colori sgargianti se sei sempre in nero. Concediti la libertà di esplorare. SMETTI DI PREOCCUPARTI di quel- lo che gli altri pensano di te, del tuo aspetto e delle tue idee. ABBANDONA la tua idea di come le cose dovrebbero andare. La vita prende sempre direzioni inaspettate. CONCEDITI cose che ti appagano: ri- empi uno scaffale dei tuoi libri preferiti, corri a comperare le prime ciliegie di stagione... piccole cose che mettono subito di buonumore. SE DEVI FORZARE un’idea, una rela- zione, un paio di scarpe... significa che non è cosa. Un conto è lavorare sodo per ottenere un obiettivo, un al- tro conto è doverlo forzare. Impara a riconoscere la differenza. NEL DUBBIO esci a fare una passeg- giata, ti aiuterà a schiarirti le idee.

IL MIO STILE DI VITA

“La tentazione di mollare tutto era forte, ma non avrebbe funzionato. Un cambiamento era necessario, ma doveva essere graduale.”

Pur essendo determinata, rallentare non è stato per niente facile! Impormi di spegnere computer, telefono e tablet un’ora prima di andare a letto, resistendo alla tentazione di controllare un’ultima volta le e-mail, rinunciare alla mia ten-

denza innata ad accentrare e fare tutto da sola, imparare a fermarmi e godermi qualche minuto di “dolce far niente” senza sentirmi in colpa... que- sta non ero io! Ma come dice- vo, ci vuole allenamento e col tempo ho scoperto che questi nuovi ritmi non mi rendevano meno produttiva, anzi. Impa- rando a rilassarmi, ho iniziato ad avere le idee migliori di tutta la mia carriera e ho ca- pito che il mio lavoro poteva nutrirmi invece che prosciu- garmi. Non faccio di meno, lo faccio solo in modo diver- so. Com’è possibile? C’è una spiegazione scientifica: quan- do ci concentriamo su un pro- blema, ne cerchiamo la solu- zione e poi ci prendiamo una pausa, la nostra parte più in- conscia continua a lavorarci. Ecco perché le idee migliori

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