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Anno CX - N. 37 - 20 settembre 2018

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regione Impegno contro il gioco d’azzardo A pagina 2

politica Parlamentari bellunesi uniti

ambiente Giro di vite per le centraline? A pagina 3

sanità Le richieste dei sindaci

A pagina 2

A pagina 3

Per impostare il futuro del territorio non c’è alternativa alla collaborazione

L’assemblea è convocata per le 11 al Museo della Grande Guerra a Serauta Consiglio regionale il 24 in Marmolada L’obiettivo è di rilanciare l’accordo del 2002 per risolvere la contesa sui confini

Negli ultimi giorni, in più di un’occasione, si è potuto sperimentare l’importanza di saper dialogare e collaborare per risolvere i problemi e, per converso, le difficoltà che de- rivano dalla incapacità di tro- vare un punto di incontro, di fare sintesi di posizioni diver- se per non bloccarsi a vicenda, ma per avanzare insieme. Il primo esempio e più re- cente è quello della candida- tura per le Olimpiadi inver- nali del 2026 alla quale il Governo il 18 settembre ha detto «no» proprio per man- canza di condivisione fra le tre città interessate. Proba- bilmente anche per ragioni di parte (politica), oltre che per tutelare gli interessi del pro- prio territorio, Milano non ha voluto recedere dalla sua ri- chiesta di avere più visibilità degli altri, Torino si è sfilato e l’accordo non è stato concluso. Poi, tramite un’alleanza tra Cortina e Milano, tra Veneto e Lombardia la candidatura olimpica è tornata in vita, ma più debole della precedente potendo contare solo sul con- senso del Governo, ma non più sui suoi soldi e sulle sue garanzie. La candidatura a tre non è giunta in porto per l’incapacità di fare un passo indietro in nome del vantag- gio comune. Perché qualcuno non ha potuto avere tutto o avere il meglio, si rischia che non ci sia niente per tutti. E in casi del genere a rimetterci di più sono le realtà più pove- re e bisognose. Chi ha tante risorse, infatti, più facilmen- te troverà altre opportunità e prospettive. Un altro esempio dell’im- portanza, ma anche della necessità, di arrivare a un accordo riguarda la discus- sione sull’assetto futuro della sanità in provincia. L’impressione è che le par- ti in causa fatichino a vedere oltre il loro punto di vista, il loro interesse, col risulta- to che ognuno va avanti per la sua strada in un dialogo anche acceso e animato, ma sostanzialmente tra sordi o, meglio, tra soggetti che non si fidano l’uno dell’altro, che temono quindi che ad ogni apertura e concessione possa corrispondere una fregatura. La Regione, in nome di una maggiore funzionalità (e risparmio), tende a raziona- lizzare il sistema, cercando di ridurre le strutture meno efficienti come possono esse- re i piccoli ospedali. I Comuni e i comitati locali tendono al contrario a difendere stre- nuamente ogni dotazione e

Su richiesta di 15 consi- glieri della Lega (tra cui il bellunese Franco Gidoni) il Consiglio regionale del Ve- neto è stato convocato per le 11 di lunedì 24 settembre al Museo della Grande Guerra ai 2.950 metri di Serauta, sulla Marmolada. Si tratta di una seduta straordinaria motivata dal desiderio di fa- re pressione per giungere a una composizione concorda- ta con la Provincia di Trento della vertenza sul confine sul ghiacciaio secondo il proto- collo che era stato firmato da Veneto e Trentino, Provincia di Belluno e comuni di Rocca Pietore e Canazei nel 2002 e che lo scorso maggio è stato “scavalcato” da un atto am- ministrativo dell’Agenzia del Territorio di Roma (ex Catasto) che ha fatto invece ricadere l’intero ghiacciaio in Trentino basandosi su una delibera del Consiglio comunale di Canazei, contro la quale è però pendente un ricorso al Tar del Lazio da parte del Veneto e di Rocca Pietore. Il parere dell’Agenzia del Territorio - fa presente la mozione che sarà proposta all’approvazione del Consi- glio regionale - si configura come un atto unilaterale che non considera adeguata- mente né le esigenze dei due territori, né, soprattutto, la volontà manifestata dagli or- gani politici nel 2002 e sanci- ta con l’atto d’intesa. Inoltre la definizione dei confini tra le due Regioni «rappresenta un elemento decisivo sia in relazione alla risoluzione di quest’annosa controversia, sia perché questione prelimi- nare rispetto a qualsiasi ini- ziativa di rilancio, sviluppo economico e valorizzazione turistica di quest’area mon- tana». La speranza è che la se- duta straordinaria in Mar- molada possa rappresentare un segnale forte, una spinta importante per una ulteriore valorizzazione della Marmo- lada e dei territori alla sua base, risolvendo una contesa che è ancora in piedi perché ogni parte ha le sue ragioni, ma che rischia di bloccare la possibile ulteriore valoriz- zazione della Regina delle Dolomiti se continuerà a perdurare. La speranza è anche quel- la che la trasferta in quota del Consiglio regionale si ac- compagni pure a un’adeguata sensibilizzazione sulle pro- blematiche che affliggono chi vive ed opera in montagna.

struttura perché ne conoscono l’importanza per il territorio e anche perché temono che se viene tolto un reparto o un servizio non sarà sostituito da qualche valida alternativa. Ci sono poi i medici, in par- ticolare gli ospedalieri, che fanno presente la necessità di non disperdere risorse in strutture poco efficienti ri- chiedendo più personale e at- trezzature in alcuni ospedali di riferimento (le idee poi di- vergono su dove sia preferibile il riferimento: Belluno o Tre- viso, come sembra indicare la Regione?). Contrapposizioni e sfiducie reciproche rendono molto dif- ficile riuscire ad avviare un ragionamento che tenda a in- dividuare quale possa essere il punto di equilibrio migliore per tutti, in cui si accetta an- che di perdere qualcosa che ora c’è, ma perché verrà sosti- tuito da qualche cosa d’altro che può essere più funzionale, oltre che più sostenibile. È quanto ha cercato di rea- lizzare la Conferenza dei sin- daci della Ulss Dolomiti che, con fatica, ha fatto sintesi della posizione degli ammi- nistratori locali. Una sintesi faticosa, parziale e per certi aspetti anche opinabile (per esempio, è proprio impensa- bile che l’ospedale di Belluno sia hub?), ma che va nella di- rezione auspicabile: elaborare in loco una proposta che coin- volga più componenti possibi- li per poi sostenerla di fronte agli interlocutori esterni nel modo più compatto possibile. In questi ultimi anni, per fortuna, di passi avanti in questo senso ne sono stati fatti, ma tanti altri ne resta- no da fare, perché divisioni e campanilismi rappresentano ancora un freno importante. Va quindi salutata certamen- te con favore la decisione dei parlamentari bellunesi di ritrovarsi tutti, una volta al mese, per affrontare insieme i problemi della provincia nella consapevolezza che «il terri- torio è più importante delle bandiere». Non c’è un’altra via rispetto alla collaborazione per indi- viduare e realizzare le solu- zioni migliori. L’alternativa è infatti lasciare tutto com’è e limitarsi ad alzare un la- mento per il progressivo peg- gioramento della situazione, oppure delegare ad altri, all’e- sterno, le decisioni che non si riesce ad assumere in provin- cia. Ma allora non ci si può certo aspettare che le scelte vengano fatte con la visuale di chi vive in montagna.

ROCCA PIETORE - Una spettacolare immagine del versante bellunese della Marmolada.

olimpiadi 2026 - Alla vigilia della presentazione al Cio Candidatura a 3 morta, rinata a 2 Torino si è sfilata, Cortina e Milano decise a proseguire

«La proposta non ha il sostegno del Governo ed è quindi morta qui». Sono que- ste le poche e amare parole con cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti, il 18 settembre, al- la vigilia della presentazione al Comitato olimpico inter- nazionale (Cio), ha annun- ciato il no del Governo alla candidatura italiana alle Olimpiadi invernali del 2026 che poggiava sul tridente

Milano-Torino-Cortina. «È anche un fallimento mio personale: ho lavorato per arrivare a soluzione condi- visa», ha spiegato il sottose- gretario, ma «sono prevalse forme di dubbio piuttosto che sospetto, e il Governo non ritiene che una candidatura fatta così possa avere corso». Da parte loro i governatori del Veneto e della Lombar- dia (con il consenso dei sin- daci di Cortina e di Milano) hanno subito rilanciato: «Ar-

rivati a questo punto è im- pensabile gettare tutto alle ortiche. La candidatura va salvata, per cui siamo dispo- nibili a portare avanti que- sta sfida insieme. Se Torino si chiama fuori, e ci dispia- ce, a questo punto restano due realtà, che si chiamano Veneto e Lombardia, per cui andremo avanti con le Olim- piadi del Lombardo-Veneto». Prendendo atto di questa volontà Giorgetti ha dato il via libera del Governo che però non metterà più soldi e garanzie che dovranno essere invece trovate dalle due Regioni (una prospetti- va di fronte alla quale il go- vernatore della Lombardia, Fontana, non si è tirato in- dietro, mentre quello del Ve- neto, Zaia, non ha nascosto la speranza di un recupero in extremis di Torino e del Governo). Da parte sua il Coni, pur dispiaciuto per il fallimento del progetto a tre, ha accolto con favore la disponibilità di Cortina e di Milano a conti- nuare dichiarando che mer- coledì 19 avrebbe presentato al Cio, a Losanna, questa nuova candidatura a due, insieme ai rappresentanti delle due città.

Parrocchie e foranie relazione da sperimentare Nella lettera ai sacerdoti del 12 settembre scorso, il vescovo Renato Marangoni sottolinea come sia «im- portante non stravolgere la natura» delle foranie e dei decanati (i due termini nel diritto canonico si equival- gono): esse «non sono “enti ecclesiastici” o “enti civili” come invece lo sono le parrocchie e la diocesi», ma «sono “strumenti” pastorali che le devono favorire». Le fora- nie permettono che «le singole parrocchie non siano mondi a sé stanti o isole, ma fan sì che si possano coordinare e aiutare in alcune esigenze pastorali e possano operare in comunione con la diocesi», come istanza intermedia. Fino a tutto il 2018-2019, si ha una fase di sperimentazione, in cui saranno sei i raggrup- pamenti, denominati «convergenze» foraniali: Cortina d’Ampezzo, Cadore e Comelico; Zoldo e Longarone con l’Alpago; Belluno; Livinallongo e Agordo; Santa Giustina e Sedico; Feltre, Lamon e Pedavena. A pagina 5 il testo integrale della lettera del Vescovo

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